Teoria musicale · 6 min di lettura
Le scale maggiori e minori spiegate
Le scale maggiori e minori si distinguono per la successione di toni e semitoni. Ecco lo schema, le tre forme della minore e perché la terza è decisiva.
Una scala è uno schema, non un elenco di note
Quasi tutti incontrano la scala maggiore come il suono di do re mi, oppure come i tasti bianchi da Do a Do. Sono due cose vere ed è inutile sia l'una sia l'altra come definizione. La definizione utile è una successione di distanze.
Prima due parole. Il semitono è il passo ordinario più piccolo nella musica occidentale, la distanza da un tasto del pianoforte a quello immediatamente successivo, nero o bianco che sia. Il tono è due semitoni. Sul contrabbasso, nelle posizioni basse un semitono è più o meno lo spazio fra due dita vicine; un tono è più o meno lo spazio dal primo dito al terzo.
Lo schema maggiore, contando verso l'alto dalla nota di partenza, è: tono, tono, semitono, tono, tono, tono, semitono. Applicalo da Do e ottieni Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Do, che si dà il caso siano tutti tasti bianchi. Applica lo stesso identico schema da Re e ottieni Re, Mi, Fa diesis, Sol, La, Si, Do diesis, Re. I diesis non sono un ornamento. Sono ciò che serve per tenere intatto lo schema, e lo schema è ciò che rende il suono riconoscibilmente maggiore.
La scala minore e la sua terza abbassata
La scala minore naturale prende le stesse sette lettere e abbassa di un semitono il terzo, il sesto e il settimo grado. Do maggiore è Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si. Do minore naturale è Do, Re, Mi bemolle, Fa, Sol, La bemolle, Si bemolle.
Di questi tre cambiamenti, la terza fa quasi tutto il lavoro emotivo. La distanza da Do a Mi è di quattro semitoni e si chiama terza maggiore. La distanza da Do a Mi bemolle è di tre semitoni, una terza minore. Quel solo semitono è tutta la differenza fra un suono che quasi tutti gli ascoltatori chiamano luminoso e un suono che quasi tutti chiamano scuro, triste o serio. Puoi verificarlo in circa quattro secondi su qualunque tastiera: suona Do, Mi, Sol, poi suona Do, Mi bemolle, Sol. Non è cambiato nient'altro.
Conviene resistere alla scorciatoia secondo cui minore uguale triste. Moltissima musica da ballo, quasi tutto il tango e una fetta larga del repertorio popolare dell'Europa orientale vivono in minore e non sono affatto tristi. Il minore è un colore, non uno stato d'animo.
Perché la minore ha tre forme
La minore naturale ha un punto debole pratico. Il suo settimo grado sta un tono intero sotto la tonica, la nota di casa. In Do minore quel settimo è Si bemolle, e Si bemolle non tende verso Do con nessuna urgenza. La musica che vuole un arrivo deciso ha bisogno di una nota un semitono sotto casa, una nota che suoni incompiuta finché non si risolve.
Così la minore armonica rialza il settimo: Do, Re, Mi bemolle, Fa, Sol, La bemolle, Si naturale, Do. Il Si naturale tira con forza verso il Do, e l'accordo di dominante costruito su Sol diventa un accordo maggiore, che è ciò che dà mordente alle cadenze in tonalità minore. Il prezzo è l'intervallo fra La bemolle e Si naturale, tre semitoni, che suona nettamente esotico ed è scomodo da cantare.
La minore melodica smussa quel salto alzando anche il sesto quando la linea sale: Do, Re, Mi bemolle, Fa, Sol, La naturale, Si naturale, Do. Per tradizione, scendendo torna alla minore naturale, dato che una linea discendente non ha bisogno di tendere verso la tonica. Nella pratica del jazz la forma alzata si usa spesso in entrambe le direzioni. Tre forme, una scala, ognuna che risolve un problema diverso.
Relativa e omonima
Vale la pena dare un nome a due rapporti, perché vengono confusi di continuo. Le tonalità relative condividono l'armatura di chiave. Do maggiore e La minore non hanno né diesis né bemolli; la relativa minore comincia sempre una terza minore sotto la maggiore. Contengono le stesse identiche note e differiscono solo per quale nota la musica tratta come casa.
Le tonalità omonime condividono invece la tonica. Do maggiore e Do minore partono entrambe da Do ma hanno armature diverse, distanti tre bemolli. I compositori passano da una all'altra per un effetto drammatico immediato, perché la nota di casa resta ferma mentre il colore oscilla. Schubert ci ha costruito sopra metà carriera.
Le scale allo strumento
Su una fisarmonica cromatica a bottoni o su un bayan, le diteggiature delle scale si ripetono da una tonalità all'altra in un modo che ai pianisti sembra un po' ingiusto. Siccome la disposizione dei bottoni è simmetrica, la forma di una scala maggiore che parte da Do è la stessa forma che parte da Fa diesis, spostata di blocco sulla tastiera. Impari la forma una volta e possiedi dodici tonalità, ed è per questo che chi suona i bottoni studia spesso le scale in tonalità che un pianista giudicherebbe brutali senza nemmeno accorgersene.
Sulla fisarmonica a piano le diteggiature cambiano con la tonalità, come al pianoforte, ma la mano sinistra ripaga la fatica: la tastiera Stradella ti dà la fondamentale di ogni grado della scala in una geometria prevedibile, e tonica, sottodominante e dominante di qualunque tonalità stanno nel giro di tre bottoni. Studia insieme la scala della destra e la fila degli accordi della sinistra e la tonalità diventa un luogo fisico invece che una nozione.
Sul contrabbasso le scale fanno anche da allenamento all'intonazione, perché non hai tasti e non hai niente dietro cui nasconderti. Suona lento, fermati su ogni nota e controllala contro una corda vuota ogni volta che ce n'è una disponibile: in Sol maggiore fai suonare il Sol e il Re a vuoto contro le note che premi e ascolta finché i battimenti spariscono. Non è un esercizio da principianti. Gli orchestrali della A&G Academy lo fanno prima delle prove, e così fa chiunque abbia buon senso.
Domande frequenti
Qual è la differenza vera fra maggiore e minore?
La successione di toni e semitoni. La minore abbassa di un semitono il terzo, il sesto e il settimo grado della scala maggiore. La terza fa quasi tutto il lavoro udibile: una terza maggiore sta quattro semitoni sopra la tonica, una terza minore tre. Suona Do, Mi, Sol e poi Do, Mi bemolle, Sol e la sentirai subito.
Quale scala minore dovrei studiare?
Impara prima la minore naturale, perché corrisponde all'armatura di chiave e non richiede nessun ragionamento in più. Poi aggiungi la minore armonica, visto che è la forma che genera gli accordi che incontrerai davvero nei pezzi in tonalità minore. La minore melodica viene per terza, e conta soprattutto per la scrittura melodica e per l'improvvisazione jazz.
Quanto ci vuole per imparare tutte le scale?
Con dieci minuti concentrati al giorno, quasi tutti gli allievi adulti hanno sicure le tonalità maggiori comuni nel giro di qualche mese e tutte e dodici in un anno circa. Chi suona la fisarmonica a bottoni di solito va più in fretta, perché una sola forma di diteggiatura si trasferisce da una tonalità all'altra. L'obiettivo non è la velocità: sono il suono uniforme e l'intonazione affidabile.
Studi o compri a Singapore?
A&G Academy insegna fisarmonica, bayan e contrabbasso, e vende gli stessi strumenti su cui insegniamo. Chiedici qualsiasi cosa: preferiamo dissuaderti dallo strumento sbagliato piuttosto che vendertelo.